petrolio

Roma petrolifera

Sandro Medici.

Finora il petrolio lucano veniva succhiato dai monti della Val d’Agri, intubato fino allo Jonio, stivato nelle navi cisterna, alla volta di depositi e raffinerie. Dopo aver deturpato pascoli e campagne, ulteriormente inquinato l’inquinatissima Taranto, scaricato scorie nel golfo pugliese, ora questo sporco ciclo non va più bene.

Forse perché troppo costoso per i petrolieri o forse perché si estrae più di quanto si riesca a smaltire. Sia come sia, i concessionari del greggio lucano vogliono trasportarlo via terra: verso le sponde dell’Adriatico, a Falconara, e quelle del Tirreno, cioè a Roma.

Sì, avete letto bene: la compagnia Total-Erg vuole stoccarlo a Roma: nell’ex raffineria di Malagrotta, all’uopo riconvertita. Ne hanno fatto richiesta al governo e attendono di essere autorizzati. Cosa che, laddove dovesse avvenire, comporterebbe una cospicua movimentazione di autobotti (170 al giorno), oltre a tutti i rischi che derivano da accumuli e trattamenti vari in un’area urbana densificata.

Dopo essere stata inquinata per anni e anni da un’enorme discarica, Malagrotta si ritroverebbe così a subire l’allarmante impatto di massicci flussi idrocarburici.

Il nord-ovest romano come il Texas o come il Mar Caspio. Roma ne ha già tanti, di problemi, e non ha certo bisogno di aggiungerne un altro: plumbeo, puzzolente, sudicio.

 

 


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