Sindaca Raggi porti attività idriche Acea a totale gestione pubblica

La drammatica crisi idrica in corso nel Lazio non è un’emergenza. È il risultato di problemi strutturali su una molteplicità di livelli di governo. È la conseguenza di politiche sbagliate o di strumentale inazione dei governi territoriali e nazionale.

La sospensione del prelievo di acqua dal lago di Bracciano imposta dalla Regione Lazio è forse un atto obbligato, ma indica il fallimento della politica e dell’amministrazione, certo non soltanto della Giunta Zingaretti.

In tale contesto, la Sindaca di Roma e il Presidente di Acea rispondono come se fossero semplici utenti. Invece, il Comune di Roma ha il 51% di Acea, l’azienda che gestisce le risorse idriche nella capitale e oltre. Gli impianti di Acea disperdono il 45% delle risorse captate dal lago di Bracciano, ossia milioni di litri al giorno.

È evidente che la gestione privatistica di Acea funziona benissimo soltanto per gli azionisti che, con una corresponsabilità storica del Comune di Roma, aumentano le tariffe, abbandonano gli investimenti e mietono profitti. Allora, per la quota di responsabilità che le competono, la Sindaca Raggi avvii la separazione delle attività idriche da Acea SPA e le inserisca in una gestione al 100% pubblica, comunale, in un ente pubblico economico. 

A Roma si dia attuazione ai risultati del referendum e, con le entrate dalle tariffe, si incomincino a fare investimenti adeguati per evitare le dispersioni e ridurre i costi per le famiglie e le imprese.

Così in una nota Stefano Fassina, consigliere capitolino di Sinistra per Roma