La privatizzazione dei trasporti pubblici non funziona. La risposta di Fassina a Walter Tocci

di Stefano Fassina

 

Ciao Walter,

ho letto il tuo intervento sul Corriere su Atac. Ti confesso che mi ha sorpreso. In negativo purtroppo. Non ho pregiudizi ideologici sulle liberarizzazioni. Ho giudizi fondati su dati empirici. Dov’è che la liberalizzazione dei servizi a rete ha funzionato? Dove l’hanno attuata, come in UK e in particolare a Londra, stanno facendo marcia indietro perché il risultato è stato pessimo: aumento delle tariffe e carenza di investimenti. Lo stesso risultato che caratterizza Acea.

O, per rimanere in tema, Roma Tpl. “Il vecchio arnese del ‘900”, Jeremy Corbyn,, ha appena portato il Labour a una delle sue migliori performance storiche con un programma che prevede la ri-nazionalizzazione di fondamentali servizi “liberalizzati”. Quando il soggetto pubblico non è in grado di gestire con efficienza, fallisce anche come regolatore e controllore.

Come ben sai, regolare bene è più difficile che gestire bene. Inoltre, sai altrettanto bene che la stragrande maggioranza del debito di Atac deriva dai mancati trasferimenti della Regione Lazio, nelle precedenti e in parte nella “attuale” amministrazione. La Regione, anzi le Regioni, a loro volta, sono state “vittime” di pesantissimi tagli ai trasferimenti a Tpl frutto velenoso dell’austerità. Inoltre, per stare sulla nostra città e guardare alle responsabilità politiche, Atac non ha potuto contare su una strategia per la mobilità che aprisse corsie preferenziali, che integrasse i servizi di Atac in una compiuta “cura del ferro”.

Ed è necessario privatizzare per coinvolgere Municipi e rappresentanze degli utenti per una programmazione adeguata e una gestione efficiente? Ancora: richiami la scadenza di una legge sbagliata – il codice appalti – per sostenere la corsa alla liberalizzazione.

Chi ha approvato quella legge? In nome di una delle tante leggi fatte dal Pd e dal suo governo liberista a beneficio degli interessi più forti, dovremmo compiere un errore esiziale? Possiamo raccogliere le firme, invece, per cancellarla, come avvenuto per i voucher, poi reintrodotti con uno strappo costituzionale?

Infine, ti segnalo che non vi sono casi documentati di liberalizzazioni senza impoverimento delle condizioni del lavoro in termini di precarizzazione e retribuzioni, dato che i privati che arrivano massimizzano i profitti soltanto in riferimento a guadagni e non per qualità ed efficienza.

Ovviamente, non intendiamo difendere lo status quo. Non vogliamo coprire manager incapaci, inefficienze, corruzione. Non vogliamo essere conniventi con quella parte del variegato universo sindacale legato a rendite insostenibili a carico dei cittadini. Ma perché il pubblico non potrebbe definire una sua strategia per la mobilità di qualità e trovare manager finalmente capaci? Perché, per fare un esempio, a Milano Atm e MM funzionano e a Roma non possono funzionare? Non é ascrivibile soltanto alla diversa estensione territoriale. A Roma l’amministratore pubblico è strutturalmente malato e incurabile, allora perché non liberalizziamo anche il ciclo dei rifiuti, la rete degli asili nido e delle farmacie comunali?

Chiudo con una domanda decisiva. Hai documentazione che posso studiare su casi virtuosi di Tpl liberalizzato?

Spero vi sia occasione per discuterne.


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