Sinistra X Roma ricorda Giorgiana Masi

Era la Roma delle manifestazioni, del fermento giovanile, delle grandi battaglie laiche, fuori e dentro il Parlamento. Ma era anche la Roma degli scontri, delle cariche della polizia, delle morti innocenti di cui ancora oggi non si conoscono gli autori materiali. Sono passati quattro decenni da quella Roma e la parola verità è ancora lontana dall’essere rivelata, come per l’omicidio di Giorgiana Masi, la studentessa uccisa a diciotto anni durante una manifestazione di piazza.

Sono passati 40 anni esatti dal giorno in cui la sua giovane vita fu stroncata. E le forze politiche hanno voluto renderle omaggio con un fiore deposto sulla sua lapide sul lungotevere dove fu uccisa. Tra loro anche il consigliere capitolino di Sinistra X Roma, Stefano Fassina. Un modo per chiedere ancora una volta con forza che la verità su ciò che accadde quel giorno esca fuori. La lapide recita ancora oggi “a Giorgiana uccisa il 12 maggio 1977 dal Regime”.

Nel tardo pomeriggio di giovedì 12 maggio 1977 si trovava, in compagnia del fidanzato ventunenne Gianfranco Papini, nel centro storico della capitale, dove erano scoppiati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine, in seguito ad una manifestazione pacifica del Partito Radicale, a cui si erano però uniti membri della sinistra extraparlamentare e in particolare dell’Autonomia Operaia, questi ultimi armati. Alle ore 19,55 i due erano in piazza Giuseppe Gioacchino Belli, quando un proiettile calibro 22 colpì Giorgiana all’addome. Subito soccorsa, fu trasportata in ospedale, dove ne fu constatato il decesso. Le ipotesi accreditate, seppur mai verificate, rimasero due: “il fuoco amico”, come sostenne l’allora Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, addossandone la responsabilità a frange di Autonomi, o le forze dell’ordine in borghese, che fecero fuoco con una pistola non d’ordinanza, mai individuata, secondo l’avvocato di parte civile, la sinistra e i radicali.


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