lupa solitaria

Tuffi e fagotti

Ma l’avete letta l’ordinanza della sindaca Raggi che dispone le nuove regole balneari dall’Idroscalo a Capocotta? Ovviamente no, avrete nella testa altre urgenze, altre turbolenze, altri fritti di paranze. E come darvi torto? Non solo le temperature restano ancora dubbiose, talché apparirebbe assai precoce  proiettarsi sui bagnasciuga, sebbene non si disdegnino depilazioni estreme e angoscianti prove-costume.

E poi, soprattutto, c’è da restare concentrati sui cassonetti prorompenti, sugli autobus estinti, sulle nuvole velenose, sugli sgomberi a tradimento, sui tormenti del capitano, sugli ambulanti inseguiti dai vigili e i vigili travolti agli autovelox, sugli agguati delle cornacchie e le cariche dei cinghiali.

E’ insomma presto per le gite al mare, per nuotare e tuffarsi, prendere il sole e abbronzarsi. Ma il problema è che, quando sarà, non so quanto potrete farlo liberamente. Poiché la sospetta legalità a cinque stelle, con largo anticipo, è andata a infrangersi sulle onde del Tirreno. Nella nuova ordinanza comunale, per esempio, si consente di raggiungere il mare, anche attraversando concessioni e stabilimenti, ma si vieta di stendere sulla riva stuoie o teli o altro materiale adagiabile. Il che equivale, se s’intende restare sulla spiaggia (com’è normale che sia), a vedersi costretti a noleggiare lettini e ombrelloni. Per non incorrere in tale divieto, non resterà che uscire eroicamente dalle onde, bagnati e sgocciolanti, e asciugarsi accarezzati dalla brezza marina o impanati nella sabbia rovente.

Non sfuggirà di certo l’ingannevole manfrina di condizionare il diritto pubblico alla balneazione con l’obbligatorietà (di fatto) di ricorrere ai servizi privati. E la stessa ipocrisia viene riproposta in un’altra disposizione contenuta nell’ordinanza. Quella d’impedire di pranzare nelle cabine, ancorché regolarmente affittate. Come s’intuisce, non si tratta soltanto di rinunciare a frittate, lasagne e fettine panate al seguito, o di nostalgia per antichi riti peccaminosi, ma di favorire spudoratamente ristoranti, chioschi, merendine, patatine, schifezzine e scaldapizzette vari.

Non saranno queste considerazioni balneari, a determinare i giudizi politici sull’amministrazione cinquestelle. Ma quei divieti, nella loro inquietante esemplarità, forse rivelano quel che spesso si nasconde dietro l’ossessiva astrazione legalitaria. Dalla quale si evince che l’affitta-sdraio è più legale del bagnante fai-da- te e il fagottaro è meno legale del ristoratore.

Un pensiero su “Tuffi e fagotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *