Colosseo: la riforma mette in pericolo la tutela del patrimonio di Roma

Colosseo

La Capitale è attraversata da una delle crisi più profonde della sua storia recente. Avrebbe bisogno di una «fase costituente» promossa dall’amministrazione comunale. E partecipata dagli altri livelli di governo, Regione Lazio e Governo Nazionale, in un dialogo sistematico con le forze economiche, sociali e civiche della città. Invece, Roma continua a trascinarsi in un quadro di buone intenzioni e improvvisazioni, qualche trasformismo, incertezza e solitudine politica e istituzionale. Non è questo il luogo dove tornare a sottolineare lo smarrimento di una «città coloniale», né dove fare un’analisi sull’emorragia di lavoro e le dilaganti disuguaglianze. Mi limito qui a motivare perché le scelte del Mibact aggravano la deriva di Roma storica a «parco giochi».

La manovra di riorganizzazione del centro storico di Roma nega un principio fondamentale, decisivo in relazione alle specificità della nostra città: l’unità del patrimonio storico. Con le norme primarie e i conseguenti decreti, viene meno quella visione urbanistica moderna che promuove il patrimonio storico come parte integrante della città e non solo come polo museale. Come indicato al Ministro Franceschini, è stato un errore separare il Colosseo dal resto del patrimonio storico della città. Roma, come noto, è un unicum. È vero, come continua a dire il Ministro Franceschini, che l’80% delle entrate del Colosseo rimangono a Roma, ma le entrate non sono più nella disponibilità di un’unica amministrazione che ha la responsabilità dell’intero patrimonio storico della città. Come hanno scritto Vittorio Emiliani e Tomaso Montanari si viene a creare una good bank (il Parco Archeologico del Colosseo) e una bad bank (la parte «residuale» del patrimonio storico). Ma la questione non è solo economica. Il fatto è che la tutela dell’inestimabile patrimonio della città è seriamente messa a rischio. Per tali ragioni e in coerenza con le iniziative assunte sin dall’avvio del provvedimento, sosteniamo il ricorso presentato dalla Sindaca Raggi.

Pubblicato su il Corriere della Sera  l’8/5/2017

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