Perchè manifestare domani a Roma

Comunicato di DecideRoma

L’elezione di Virginia Raggi a Sindaca di Roma avrebbe potuto aprire una fase nuova per la nostra città. La sconfitta del Partito Democratico, il partito di Mafia Capitale, e la fine dell’amaro commissariamento di Tronca sarebbero potute essere l’occasione di rilanciare una stagione di rigenerazione per Roma, capace innanzitutto di stroncare il malaffare che da sempre la affligge, ma capace anche di promuovere un’idea nuova di città. Così non è stato, così non è.

Non si tratta di pretendere miracoli da chi oggi si trova – per la prima volta – al governo della più complessa e maltrattata delle metropoli. Si tratta, però, di verificare se realmente le scelte politiche siano cambiate, se si sia raddrizzata la rotta, o se piuttosto Roma continui a essere condannata alla perenne, identica e sciagurata sorte. Pesa su questo giudizio l’inspiegabile, e spesso penoso, gioco di scambio delle poltrone degli assessori in Campidoglio a cui la città ha dovuto assistere nei primi mesi della Giunta Raggi. Pesa anche, e non potrebbe essere altrimenti, l’opaca vicenda che ha coinvolto inquietanti personaggi inspiegabilmente vicini alla Sindaca. Ma pesa soprattutto, e più di ogni altra valutazione, l’amara constatazione dell’incapacità, da parte della forza politica che oggi governa Roma, di mettere in discussione le decisioni politiche fondamentali, quelle ereditate dalle precedenti amministrazioni, quelle imposte dai governi centrali e dall’Europa dell’austerity: quelle contro le quali un governo di una città, che sia davvero dalla parte dei suoi abitanti, dovrebbe battersi con vigore.

La truffa del debito pubblico capitolino, la vergogna dell’assenza dei servizi pubblici, il rischio sempre più concreto della loro privatizzazione, l’emergenza abitativa e la mancanza totale di un piano per affrontarla, lo sfacelo urbanistico a cui non sembra si ponga mai freno, il dilemma del patrimonio pubblico immobiliare e della sua finalizzazione e gestione: su ciascuno di questi temi (i temi più importanti per la vita di chi abita Roma), è impossibile riscontrare da parte della Giunta Raggi neppure l’accenno alla rivoluzione che era stata promessa, e che tutti riteniamo di certo è indispensabile.

Ma c’è di più. Trasparenza e partecipazione erano le parole d’ordine che il Movimento 5 Stelle ha messo al centro del proprio discorso elettorale: che fine hanno fatto? Oggi gli eletti si chiudono nelle torri d’avorio degli assessorati, del Campidoglio, incapaci di istruire un dialogo, una consultazione, un ascolto che consista veramente ed effettivamente in una partecipazione di massa alle scelte politiche fondamentali. La partecipazione si riduce alla più stantia delle deleghe politiche.

La Giunta Raggi, in particolare, avrebbe potuto dimostrare una discontinuità reale solo proponendo e praticando una alleanza con il meglio di Roma, la Roma solidale, la Roma che si autorganizza senza attendere l’aiuto e il sostegno che pure le spetterebbe, la Roma che non solo propone ma che pratica quelle nuove forme di democrazia reale e partecipata tanto evocata dal M5S. Oggi, il vero coraggio della politica sarebbe quello di comprendere e di riconoscere che non c’è rivoluzione possibile senza queste esperienze, che dal centro alle periferie continuano a tenere Roma viva, a riempire quel vuoto scavato dai partiti e dalla loro corruzione, senza ricorrere alla retorica ma restituendo ad abitanti e cittadini il diritto a decidere sulla propria città.

Con queste idee sui propri stendardi la Roma solidale scese in piazza un anno fa, al grido di «Roma non si vende!», per lottare contro il commissariamento Tronca , la svendita del patrimonio, la cieca pretesa del pareggio di Bilancio a qualsiasi costo. Oggi, come e più di ieri, è necessario tornare a battersi, tornare nelle strade di Roma con lo stesso slogan, perchè il rischio di vedere Roma liquidata a banchieri e palazzinari non è cessato, perché il cambiamento non può essere promesso e sistematicamente disatteso, perché l’alternativa si costruisce sempre dal basso, nei rioni e nei quartieri, con il coraggio di chi vive e non si rassegna di fronte alla sofferenza della città che ama.


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