Ex ospedale Forlanini: la Regione sta da un’altra parte

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Quando a Roma si parla del Forlanini non si può parlare certamente di malasanità o errori di amministrazione, si deve piuttosto parlare della gestione della cosa pubblica nel segno della continuità tra le amministrazioni di centrodestra e centrosinistra. A sostegno di questa tesi è il fatto che la Regione Lazio non ha mai voluto ricevere una delegazione della coordinamento dei comitati Forlanini bene comune. Ma di cosa stiamo parlando? Certamente di una vertenza che i cittadini hanno aperto sul territorio, ma che deve assumere necessariamente una rilevanza cittadina e regionale. Comincia tutto nel 2006 con un atto della direzione della struttura sanitaria che ne decreta la dismissione per il disavanzo della Regione in materia di spesa sanitaria. Dopo varie vicissitudini si arriva a dicembre scorso quando una delibera regionale trasforma l’immobile da bene indisponibile a bene disponibile alla vendita. Da oltre dieci anni non esiste una reale politica di recupero dell’ex ospedale, si è lasciato completamente all’abbandono per giustificarne la vendita ad un prezzo simbolico. I cittadini del territorio, organizzati nel coordinamento unitario, sono riusciti a portare un migliaio di persone in piazza per ribadire che il diritto alla salute non deve essere monetizzato. Il coordinamento chiede che la struttura rimanga pubblica con un ambulatorio diurno per persone con limitazioni funzionali e cognitive, 40 posti letto ampliabili a 100 per persone non autosufficienti, abbattimento delle liste di attesa grazie alla persistenza di medicina nucleare, valorizzazione del museo, apertura al territorio delle sale per teatro, cinema, convegni. Sono dieci anni che i cittadini lottano e hanno idee molto chiare. La Regione sta da un’altra parte.