Costruire il racconto di una Roma diversa

di Marco Bersani*

Roma è una città difficile e complessa. Una città consegnata da anni ai poteri forti della rendita immobiliare e finanziaria, una città espropriata da una pluralità di interessi individuali, di cricca, di clan, oggi anche mafiosi. Per questo, Roma non può che essere una città in conflitto.

Il conflitto è il sale della democrazia ed è l’unica possibilità per chi voglia costruire un cambiamento reale. Per questo il conflitto è osteggiato dai poteri dominanti e la democrazia è vissuta come un ostacolo per i grandi interessi finanziari e immobiliari. È questo il nodo che attraversa Roma e che traspare da tutte le politiche messe in campo senza soluzione di continuità dai diversi governi cittadini succedutisi negli anni.

Periodicamente, vengono agitate parole intorno alle quali si vuole dare l’immagine di una visione della città, ma che in realtà sono brandite come ideologie per portare avanti la rimozione del conflitto e l’espropriazione della democrazia. Sentiamo allora da una parte declamare la città della “legalità”, della “sicurezza” e del “decoro”; dall’altra, contrapporre l’ineluttabilità della città del “debito” per respingere ogni rivendicazione sociale e di diritti.

Sono tutte declinazioni di un’unica domanda: dove va la democrazia? La trasformazione del modello economico in senso liberista ha infattimodificato profondamente le stesse strutture della democrazia, dislocando fuori dalle assemblee elettive formali i luoghi delle decisioni,oggi prese sempre più spesso in sedi extra-legali e in consorterie di interessi.

Per questo oggi prendere il governo della città non significa prenderne il potere. Per chi pensa ad un altro modello di città significa scegliere con chi stare: dalla parte dei poteri forti o dalla parte delle donne e degli uomini che la città la abitano, la vivono e rivendicano dignità. È questa la polarizzazione che oggi attraversa la città di Roma e chi pensa di poterla rimuovere attraverso “concetti” artefatti ad uso mass-mediatico non può avere futuro.

Che significa infatti legalità in questo contesto? Oggi, il territorio della città di Roma può essere legalmente devastato grazie ad un Piano Regolatore che ha cancellato ogni possibilità di pianificazione della sua destinazione;contemporaneamente, nella piena distruzione del welfare cittadino, è spesso da esperienze “illegali”, come gli spazi sociali autogestiti, che vengono prodotti servizi per la collettività.

Oggi, le legali gare d’appalto sui servizi sono quelle che hanno permesso la consegna di una parte enorme della ricchezza sociale a Mafia Capitale;contemporaneamente, sono spesso esperienze “illegali” a rispondere ai bisogni di cultura e socialità.

Oggi, legalmente i grandi costruttori possono lasciare vuoti ed esentasse migliaia di immobili, mentre sono esperienze “illegali” che cercano di rispondere al bisogno abitativo e sono le fasce deboli della popolazione a farsi carico della fiscalità collettiva, nonostante il principio costituzionale della proporzionalità della tassazione.

Che significano sicurezza e decoro in questo contesto? Oggi una fascia molto estesa della popolazione è sicura di vivere senza diritti ed è sicura di un presente precario e di un futuro non progettabile, mentre altrettanto sicuri e garantiti sono gli interessi della rendita immobiliare e finanziaria. Oggi i ricchi di Roma evadono decorosamente le tasse e impongono una città decorata per il turismo e per i grandi eventi, mentre scatenano la guerra agli indecorosi poveri che vivono di lavoro sommerso e di espedienti e agli indecorosi ribelli che non accettano lo stato di cose presenti.

Il presente e il futuro della città sono infatti disciplinati dall’ideologia monetarista e dalla trappola artefatta del debito, aumentato esponenzialmente proprio per servire lo scempio del territorio e gli interessi immobiliari e oggi utilizzato per portare a fondo l’espropriazione della ricchezza sociale, la messa sul mercato del patrimonio pubblico, la mercificazione dei beni comuni.

Un’ideologia che imprigiona il presente (“non ci sono soldi per garantire i diritti”) e che disciplina il futuro, predeterminando, attraverso il decreto Salva Roma per il rientro dal debito, tutte le scelte politiche, economiche e sociali fino al 2048. Di tutto questo e di come collettivamente costruire il racconto di un’altra città vorremmo discutere in quattro incontri, invitando tutte le persone e le esperienze che quotidianamente praticano un altro modello di città e la riappropriazione dal basso della democrazia.

*Attac Italia

Pubblicato sul sito Comune-info il 23/1/2018

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