Festa della Befana, siamo seri

Anna Maria Bianchi Missaglia*

Il tradizionale mercatino natalizio nel cuore della città storica, che doveva cominciare il  2 dicembre, slitterà all’8, (se non salterà del tutto, e sarebbe  il terzo Natale consecutivo). Infatti,  dopo che con una Delibera del giugno scorso il Comune ha tolto al I Municipio il compito di stilare il relativo bando per l’assegnazione delle postazioni, l’avviso pubblico è stato lanciato dal Dipartimento Attività produttive a settembre  e il 20 novembre sono stati resi noti i nomi dei vincitori, che sono poi praticamente gli stessi delle ultime edizioni, prima dei ripetuti annullamenti.  Gli stessi  che nel 2014 avevano fatto un ricorso al TAR contro le modifiche che voleva introdurre l’allora Assessore Marta Leonori (Giunta Marino)  e che avevano poi disertato la manifestazione inscenando un finto funerale con tanto di bara nella piazza storica (foto a lato).

Del resto l’esito di questo bando,  per quanto riguarda le graduatorie, era piuttosto scontato, dato che, non avendo modificato – come da molti proposto e richiesto –  la tipologia di manifestazione da “fiera” a “festa” per poter aprire  le porte a nuovi soggetti interessati, e avendo invece stabilito  criteri per la qualità  facilmente raggiungibili da tutti, alla fine è stato comunque determinante  il punteggio dato dall’anzianità.

Ciò nonostante oggi gli operatori sono di nuovo sul piede di guerra, questa volta a causa dei costi del “Piano sicurezza” da attuare secondo la direttiva Minniti, che in tempi di attentati terroristici e soprattutto dopo i fatti di Piazza San Carlo a  Torino prescrive misure stringenti (e costose) per eventi pubblici (in calce mettiamo le direttive  del Governo  -“Modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche – e della Prefettura di Roma). Nel bando era evidenziato che i costi fossero a carico degli operatori, rimandandone però  in seguito la “quantificazione” :

Ma a pochi giorni dall’inizio della manifestazione non era ancora  stato comunicato l’ammontare della cifra  che gli operatori avrebbero dovuto pagare (oltre alla  Cosap, Canone Occupazione Suolo Pubblico,  alla Tari e  all’affitto delle strutture): un inspiegabile  ritardo degli uffici comunali preposti, che forse  si sarebbero dovuti impegnare di più,  per evitare, vista  la mole di polemiche che da tempo accompagna la manifestazione, l’ennesimo conflitto e soprattutto il rischio di danno erariale.

Perchè a questo punto sembra che i costi del Piano  sicurezza, che secondo fonti giornalistiche  è stato predisposto da Zetèma per conto del Comune,  si aggirino sui 450 mila euro,  da spartire tra una cinquantina di operatori, che li trovano troppo esosi.  E le soluzioni che si stanno ventilando per trovare un accordo oscillano tra il caricare i costi – del tutto o in parte? – sul Comune, cioè sui cittadini romani, o ridurli drasticamente e/o affidare direttamente agli operatori la messa in sicurezza (che è poi la stessa cosa). In quest’ ultimo caso, ci si chiede se la sicurezza dei cittadini prevista dalle direttive ufficiali, in una Piazza del centro storico con poche vie di uscita in caso di emergenza, possa essere oggetto di contrattazione  o messa sulle spalle dei contribuenti romani. Oltretutto, normalmente, se viene modificata  una prescrizione del bando (costi a carico dei vincitori), gli altri mancati concorrenti potrebbero impugnarlo. Con il rischio, in generale, di trasformare  in un costo per i cittadini romani una iniziativa  che in altre città è invece una fonte di entrate.

E a  margine di questa già intricata vicenda, sul Messaggero del 1 dicembre è uscita un’intervista (“via Whatsapp”) dell’Assessore alle attività produttive  Adriano Meloni, che prende le distanze dal Presidente della Commissione Commercio  Andrea Coia, attribuendogli una eccessiva disponibilità, se non una eccessiva sensibilità, nei confronti degli ambulanti.  E la nota riparatrice  diffusa poco dopo dall’Assessore,  sembra riparare ben poco e apre ulteriori interrogativi  sulle modalità e lo stile istituzionali con cui questa Amministrazione affronta i problemi della Capitale. E  anche sulla  serietà e sul senso di  responsabilità che dovrebbero guidare  decisioni che  tanto impattano sulla vita dei cittadini romani.

Infatti, al di là del merito della vicenda “Festa della Befana”, che peraltro, come avevamo già detto, ci sembra un significativo  indicatore  dello stato di salute della nostra sventurata città – soprattutto dopo il suo controverso esito – preoccupa che chi organizza una  manifestazione non definisca esattamente – e per tempo – tutti gli oneri a carico dei vincitori. E che si cerchi all’ultimo momento  di “mettere una pezza” con una trattativa con gli operatori che rischia di creare ulteriori complicazioni.  E anche che un Assessore si dica in disaccordo con  un bando promosso dal suo stesso dipartimento, o che  i problemi interni alla maggioranza e  all’amministrazione  anzichè essere affrontati nelle sedi competenti  diventino sfoghi sui giornali o battibecchi su Facebook.

Ma soprattutto ci si chiede se è  normale che in una città alla canna del gas, non solo economicamente, il tema  “ambulanti & C”  monopolizzi da sempre l’agenda delle commissioni capitoline e delle cronache locali. In questo diamo ragione all’Assessore Meloni:  “A Roma ci sono 500 mila imprese, 130 mila del commercio, 12 mila su area pubblica. Dove dovrebbe essere il focus?”

*Carte in regola

Pubblicato sul sito Carteinregola il 4/12/2017

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