La crisi Atac è un caso da manuale. La strategia standard per privatizzare.

Stefano Caroselli*

Atac, perché siamo al concordato? La crisi Atac è un caso da manuale! La strategia standard per privatizzare è: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni tutto al capitale privato.Proprio come ci diceva Noam Chomsky

Chi si ricorda le 28 irregolarità che gli ispettori della Ragioneria generale dello Stato segnalarono nella relazione al sindaco Marino e alla Procura della Corte dei Conti? Chi si ricorda delle responsabilità negli anni di Rutelli e Veltroni con i primi piani di risanamento e le scissioni tra Atac e Cotral e successivi riaccorpamenti?

Dagli anni 90’ in poi, si avvicendarono Felice Mortillaro (Fiat-Confindustria), Cesare Vaciago (FS), Luciano Niccolai (Ataf-Federtrasporti), Filippo Allegra (tecnico), Raffaele Morese (Ulivo-Margherita-Cisl), Roberto Cavalieri (tecnico), Chicco Testa in STA (PDS-Legambiente), Mario Di Carlo (Margherita-PPI), Mauro Calamante (PdS) fautore insieme a Tocci (PdS,DS,PD) della cessione ai privati del 10% della rete periferica di Atac tramite affidamento a Roma TPL, Raffaele Ranucci (DS-PD).

A situazioni già non brillanti a causa di una scarsissima realizzazione della pianificazione pubblica del trasporto, promessa con il Giubileo, dove si avvantaggiarono soltanto FS e la speculazione edilizia, si aggiunse il colpo di grazia della coppia Alemanno a Roma e Renata Polverini nel Lazio che non girò le risorse del FNT ad Atac durante tutta la sua legislatura. Il 28 aprile 2008 arriva Alemanno. Vuol dire 5 anni in cui alleati di destra, sindacati distratti e oppositori piddini in consiglio comunale e nei CdA Atac non sentivano e non vedevano come le tre scimmiette. Ma Mafia Capitale tramite Buzzi e Carminati poi ci spiegò perché. Così come narrano cronache giornalistiche e giudiziarie, nonché le carte contabili, l’Atac è una delle tante municipalizzate utilizzate per gestione di politiche locali, con sprechi, ruberie, inefficienze, spese abusive. Tutto a danno dei cittadini, del normale servizio pubblico di autobus, tram e metropolitane e dei lavoratori costretti a piani di risanamento su piani di risanamento. Il Partito della Nazione descritto efficacemente da Pietro Spirito nel suo best sellers “Trasportopoli l’Inferno Atac” era già in piena azione.

5 Amministratori delegati nell’era Alemanno:

1) Tabacchiera quattro mesi settembre 2009-gennaio 2010;

2) Bertucci nove mesi fino a ottobre, con retribuzione di 210 mila €/anno rafforzata con una consulenza da 219 mila €, assume amici, parenti ed autisti che oggi fanno tranquillamente carriera;

3) Basile 85mila € e il 18 gennaio Direttore Generale a 350 mila €, ma grazie alla Corte dei Conti rimane a 85 mila € e dopo con sommo spirito di sacrificio si dimise;

4) Arriva Tosti con la direzione generale ad interim e 350 mila € di stipendio e il cda Atac produce una delibera che l’AD può ricoprire funzione dirigenziale a tempo determinato, ma la Corte dei Conti ribadisce il suo no.

5) Allora Forza Italia di Tajani sponsorizza Diacetti a settembre 2013 a 230 mila €/ anno, a fronte di una insignificante gestione e inazione sul risanamento (fatto sloggiare da Marino e due anni dopo ricollocato alla presidenza di Eur spa, perché?). Tutto questo mentre Atac nel 2013 incassa 851 milioni € di cui 317 mln da biglietti e abbonamenti, il resto è a carico dei romani. Con contributi pubblici già di per sè tagliati nei Dpef e nel FNT, l’azienda perde 200 milioni € anno. Accumula debiti per 1,7 miliardi € al 31 dicembre 2013.

E mentre i stipendi sproporzionati dei manager, dei loro staff e dei loro dirigenti di filierndacale e politica si portano via metà dei ricavi, tra il 2009 e il 2013, la Giunta Alemanno assesta uno dei colpi decisivi per le traballanti finanze Atac. Fa assumere 844 persone nel 2009. Il personale schizza a 12.957. Il che vuol dire stipendiare 372 unità eccedenti che vanno a sommarsi però ad un precedente rigonfiamento di organico, già posto in essere nelle macrostrutture della Trambus, Metro e Atac che l’allora vice sindaco Marco Causi dell’ultima giunta Veltroni, per far quadrare il bilancio, volle riunificare. L’operazione Parentopoli, cuba 18 milioni di € in più di spese per il personale.

E questo ha comportato che i fornitori non venivano pagano, qualche deposito è stato svenutoo, stazioni e metro nel degrado perchè non ricevono manutenzione ordinaria e treni che si rompono. Invece, a proposito di redditività di impresa, mentre le corsie preferenziali non si installano, le attività di vero core business come la linea turistica di Trambus Open viene ceduta (perché dicevano che ce lo chiedeva l’Europa …) all’Opera Pellegrinaggi del Vaticano e poi al “suo” braccio destro ex direttore marketing Atac, Gianluca Ponzio e i bus cadono a pezzi. I pochi milioni di euro dati dallo Stato e dalla Regione Lazio a Roma per gli investimenti vengono usati per i debiti, buchi di bilancio della spesa corrente e gli interessi sui pagamenti ritardati.

Ma gli alti stipendi e auto di servizio lussuose ai dirigenti restano, tanto se c’è del lavoro da fare ci pensano i consulenti. Nel 2012 la spesa per consulenze è tripla rispetto al tetto fissato dalla stessa giunta capitolina. La parte del leone è per i studi legali con grassi contratti affidati direttamente senza gara (lì l’Europa non dice niente?) e senza avere l’entità della congruità dei compensi pagati. Sperpero e spese ingiustificate sopratutto nelle sponsorizzazioni. Come poteva un’azienda che rischiava di non avere i soldi per il gasolio distribuire contributi ad esponenti del Comune di Roma azionista maggioritario? 95 mila € per la Fondazione Cinema per Roma nel 2009 , 5 mila € per l’associazione Nuovo Giorno emanazione di Bertucci che non a caso nel 2010 diventa AD e consulente Atac. Il lontano Comitato delle contrade di Sacrofano a 30 chilometri da Roma 2 mila €; 22 mila € per la Arteventi srl per “Parole in corsa”.

Un totale di 261 mila € per amici degli amici (di Guidonia). Un marketing aziendale che alla faccia della governance corporate, codice civile e legge 241, foraggiava “trasversalmente” governo e opposizioni della Capitale.

Poi arrivò Marino. Ricapitalizzazione e un ‘altro piano di risanamento. L’assessore Improta che volle la metro C ” a tutti i costi”, poi l’assessore e senatore Stefano Esposito che lo sostituisce e il dir.esercizio Atac, Pietro Spirito che viene costretto alle dimissioni perché non sufficientemente allineato al PD; seguono Armando Brandolesi, Danilo Broggi, Paolo Micheli, Marco Rettighieri.

Il PD fa saltare Marino, andando a braccetto della destra dal notaio, ma i dirigenti rimangono gli stessi, anche nell’era Raggi, anzi vengono confermati per i servigi resi. Filiere e sistemi che a dir bene, tra impotenza, incapacità, ossequi alle liturgie politiche, pesanti eredità del passato, hanno utilizzato male quelle poche risorse o non hanno protestato efficacemente quando non arrivavano. Tra l’incapacità di reagire alla bulimia politica se non pagando un prezzo o vivacchiare ignorando la propria mission con poche risorse dissipate in un contesto di debiti, ruberie, e gravi squilibri economico-finanziari.

Oggi siamo arrivati al concordato prefallimentare e ai referendum per privatizzare Atac.

Una Giunta grillina che non ha saputo (o voluto?) prendere tempestivamente le decisioni giuste, a partire dall’acquistare subito bus nuovi, che si è baloccata con cambi e ricambi di management strapagato ed ora fa rotta con Atac e il concordato verso l’ignoto. Una città arrabbiata per un servizio non degno della Capitale di Italia che è stata circuìta dai Radicali, presenti nelle giunte romane e laziali, disinteressati alle vicende del trasporto per le quali però non hanno mai fiatato, se non ora che per ingraziarsi il PD, e avere un posto in lista, dovevano farsi alfieri di un progetto di privatizzazione che rende felici, FS, palazzinari e operatori privati europei.

I cittadini sono arrabbiati, ma gli autoferrotranvieri e l’indotto che rischia quanto se non di più, in misura assai maggiore, visto che ancora una volta devono pagare per coloro i quali hanno portato i soldi in nero a San Marino, lucrato sulle mense, sui pneumatici usati, sugli affitti d’oro delle Torri dell’Eur, sui ricambi, sulle consulenze, sulla doppia bigliettazione in nero, come disse Alberto Sordi nel Marchese Del Grillo, potranno essere un po’ incazzati? Io penso di si!

*Comitato a Difesa dei Servizi Pubblici Locali e del Lavoro

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