Femminismo sfrattato?

di Sandro Medici

Per ora è un’indiscrezione. Appena sussurrata lungo i corridoi degli uffici comunali. Ma a ritmi sempre più insistenti. Tanto da indurmi a riferirla. Il Comune vorrebbe sfrattare la Casa internazionale delle donne. Mi viene da dirlo subito: se così fosse, ci troveremmo di fronte a un attacco frontale del movimento cinquestelle. Contro le culture di sinistra, contro i movimenti, contro l’associazionismo. Contro le pratiche politiche e le esperienze sociali che hanno nutrito e arricchito la città. Contro le nostre lotte e la nostra passione.

La Casa internazionale delle donne è la casa madre del femminismo italiano. E forte del suo prestigio saprà difendersi, nel modo e con lo stile che riterrà. E non sarà certo sola in questa battaglia. Si ritroverà con chi ne ha vissuto la storia e chi condivide le sue politiche di genere, così come con chi ne anima le attività e chi partecipa alle sue iniziative. Si ritroverà soprattutto con i movimenti delle donne d’ogni latitudine. E con tutte le donne e gli uomini che le voglione bene.

A Roma non se ne può più di questa amministrazione che non sa fare il suo mestiere basilare, far funzionare cioè la città, e nel contempo sguinzaglia la sua burocrazia contro le centinaia di realtà intelligenti e vitali, le uniche che tengono ancora acceso in città un minimo di socialità, solidarietà, progettualità. Ed è un pretesto infingardo, sostenere che devono sloggiare perché sono in arretrato con il canone d’affitto, quando il loro contributo in servizi sociali, accoglienza, attività culturali, creazione di lavoro, progetti d’eccellenza è ben superiore al dovuto. Tanto da essere in credito con il Comune, non in debito. Ma per la sgraziata ottusità del Campidoglio è pressoché impossibile comprendere lo spessore di tale valore sussidiario, materiale e immateriale. Per questi custodi del nulla contano solo metri quadrati, rendite catastali, tipologie edilizie.

Quando la legalità diventa imbecillità, si consumano le ingiustizie e si calpestano i diritti. E si finisce per svelare le reali intenzioni politiche del movimento cinquestelle a Roma: spegnere la città, normalizzarla, desertificarla; appiattirla fino a raggiungere il livello della propria mediocrità.

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