Stadio Flaminio, Fassina: degrado intollerabile, riattivare la struttura

“Lo stadio Flaminio è in totale degrado. Il prato incolto, gli ex uffici e le palestre devastati, è lo scenario che abbiamo constatato per l’ennesima volta questa mattina con il Comitato per il lavoro minimo di Cittadinanza e il comitato Disoccupati e Precari di Roma Nord Ovest che hanno simbolicamente occupato l’impianto. 

È una struttura di straordinarie potenzialità economiche e occupazionali, un pregio architettonico di grande valore sottoposto a vincolo della soprintendenza ai Beni Culturali. Il Flaminio è un simbolo: la rigenerazione urbana può diventare fonte di occupazione e contemporaneamente di salvaguardia di un inestimabile patrimonio”. 

Così, lo riferisce una nota, ha dichiarato Fassina nel corso dell’incontro con gli “occupanti”. 

“Presenteremo una mozione in Campidoglio che impegni la Raggi a inserire la riqualificazione dello Stadio tra gli obiettivi individuati nel piano Calenda per la ripartenza di Roma”, ha concluso Fassina.

[Omniroma]

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  1. Concordato Atac? Dov’è il nuovo? La solita ricetta dei problemi a carico del lavoro.
    La durata di questa procedura, ammesso che sia accettata dopo i 60 gg previsti,  può estendersi per svariati anni, una flebile luce dopo un tunnel. L’utilizzo di questa rischiosa via é il prodotto di una scelta politica: affrancarsi dai debiti accumulati “verso” Atac, con una scelta temporale e giuridica che “curiosamente” viene collocata in pieno clima elettorale ed è una formidabile arma di ricatto politico da utilizzare nei confronti degli autoferrotranvieri e dei cittadini.
    E’ uno strumento giuridico -contabile, mai attuato in una realtà industriale di queste entità. Che se non ben condotto, può portare al fallimento di impresa o ad una condizione di coercizione tecnica,  utile per far passare, nel clima emergenziale, soluzioni ingiuste contro il lavoro, già tentate dalle passate amministrazioni di destra e di centrosinistra. Obiettivi?
    1) non solo l’aumento dell’orario di lavoro  da 36 a 39 h, ma il, rappresentarlo, nei bilanci 2016 con un aumento di 1 mln euro, che in verità, è rappresentato dal rinnovo del costo del CCNL, e quindi un onere dovuto dalle controparti datoriali.
    2) annullare la contrattazione di secondo livello;
    3) aumentare la produttività soltanto a carico del lavoro.
    Ancora una volta, non si utilizzano le vere leve alternative rappresentate da adeguate strategie di pianificazione, come il raddoppio delle corsie preferenziali, una implementazione della rete tram-bus; l’acquisto immediato di nuovi mezzi pubblici, bibus, tram, veicoli elettrici, completare i prolungamenti metro, migliorare le frequenze sui passaggi delle 3 FS concesse e le 8 FM per rispondere a quel pendolarismo che esce ed entra a Roma con 650 mila persone.
    Insomma il concordato é il contrario. É lo strumento ideale per chi, avendo abdicato al ruolo politico, pilatescamente,  consegna il suo profilo di decisore pubblico (insieme alla sua incapacità di fondo) a soluzioni giuridiche ed economicistiche. Una scelta che contraddice come al solito le promesse elettorali, con atti unilaterali, che hanno scontentato anche la base M5S, le opposizioni politiche i sindacati, chiamati a sottoscrivere protocolli di intesa che, sulla carta garantiscono il lavoro, ma nella realtà afferente l’indotto stanno già producendo danni. L’obbligo attuativo-legale delle procedure concordatarie, opera in una dimensione di relativa esclusione del ruolo di mediazione sociale oltreché politica. Le decisioni passano nell’insindacabile ambito del giudice che, ai fini della salvaguardia degli interessi dei creditori più forti può prendere anche le decisioni più penalizzanti relative ai centri di costo del lavoro e se Ernst&young, e il revisore Giampaolino, entrambi li “sottolineano” con la matita rossa senza permettere a nessuno di spiegarne le dinamiche fisiologiche, il gioco è fatto. Sarà, un marcia forzata stretta tra i binari delle logiche ragionieristiche di ripiano dei debiti ma “non” a recupero dei crediti. Per quanto il debito può essere spalmato in 7/10 anni, il tema di fondo rimane, l’assenza di risorse in uno scenario di sviluppo del tpl nella sua area metropolitana, nel futuro, e  nell’attualità delle emergenze preesistenti con le ditte fornitrici. É una “non” relazione, che produce una sostanziale subalternità, della politica e della collettività, ma non per tutti. Perché, oltre alle ditte fornitrici, i diretti concorrenti e creditori in materia di trasporto, quali Trenitalia, BusItalia e Roma TPL, potranno pressare per ottenere scenari di incontrastata egemonia e colonizzazione del trasporto sull’Area Metropolitana.
    É non solo, persistono:
    1) incognite sulla accettazione del nuovo Piano Industriale 2017;
    2) sul fabbisogno organico sul personale di guida e operaio nella manutenzione;
    3) sull’esigenza di un progetto di sistema ad area vasta, che integri le modalità ferro -gomma.
    Nel solco di altre esperienze regionali italiane ed europee ed anche per rispondere alla crisi del settore in atto, serve la costituzione di una unica agenzia della mobilità integrata regionale o Holding della mobilità, con Atac, Roma Servizi Mobilità, Aremol; Cotral, Trenitalia, Fs concesse.
    Con indotti afferenti ai servizi da reinternalizzare. Con una partecipazione azionaria maggioritaria delle altre province, il tutto saldamente in mano pubblica: Regione Lazio (100%), Frosinone (51%), Rieti (51%), Viterbo (51%), Latina (51%), Roma Capitale Area Metropolitana (100%), Trenitalia (49%), Anas (49%);  che, possibilmente, tenga insieme in un logica di sistema, anche l’areoportualità, con AdR e porto di Civitavecchia; che costruisca un rapporto più diretto e rispettoso dei diritti dei lavoratori, del pendolarismo e della collettività nella Regione Lazio. Che imponga alle realtà del privato che opera nelle periferie romane come Roma TPL, dinamiche produttive e rispettose dei contratti di servizio con l’ente locale e dei diritti dei lavoratori. Che rilanci, progetti industriali scomparsi dall’orizzonte, come occasione di occupazione e sviluppo con un Polo manutentivo unico del Lazio, per lavorazioni esterne ad Atac. Per recuperare una redditività di impresa che é stata scippata da Veltroni-Alemanno – Marino, come il servizio turistico in una Roma Capitale da 3 milioni e mezzo di residenti, che vede ben 32 mln di visite anno di cui 12 soltanto nel periodo che va da Natale a Pasqua (l’ex Trambus Open); che operi per una strategia industriale di internalizzazioni di funzioni primarie quali il pulimento, come Roma Multiservizi, le  manutenzioni e il soccorso veicoli (Corpa). E contestualmente, ragionare, sull’esigenza di formule di outsourcing forse più adeguate per settori che non hanno certamente brillato per trasparenza e produzione industriale? Parte del marketing, avvocatura, contabilità, consulenze, una pubblicità sul parco rotabile che ancora oggi é ad affidamento diretto;  la gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare; la lotta all’evasione tariffaria e la security. Anche questo è parte integrante di un recupero di produttività e redditività di impresa. Ci troviamo in un ossimoro per il quale, gli enti locali partecipanti sono al contempo debitori e creditori.
    La scelta politica del M5S è stata quella di salvaguardare aprioristicamente il bilancio comunale mettendo sul piatto della bilancia il futuro di Atac, e di 12 mila dipendenti, senza spiegare quali soluzioni ha per le incognite post- concordato, perché, l’accettazione del Piano Industriale passa attraverso il dettato dei decreti Madia che per ottenere l’affidamento in house;
    1) impongono il vincolo dell’approvazione dei bilanci per tre anni consecutivi;
    2)  penalizzano la scelta dell’in-house con  una decurtazione del 15% sui trasferimenti dovuti dal FNT. In caso di non accettazione per mancanza dei presupposti economici e giuridici, scatta la procedura del fallimento e può attivarsi uno scenario Alitalia, fatto di new.co, bad company, spezzatino e svendita di asset industriali e immobiliari- patrimoniali, linee redditizie da passare ai privati per l’appunto di cui sopra, pronti a subentrare, come Roma TPL e Bus Italia, le tre  Fs concesse da passare a Trenitalia, o RATP. E il rischio di CIG negli autoferro (amministrativi, autisti e operai), licenziamenti collettivi nell’indotto, aumento dell’orario di lavoro e il Jobs Act. Ma quel che é peggio, c’è il rischio di gestioni commissariali che continuano ad escludere interventi di mediazione sociale tra le parti e in extremis riportano gli atti decisionali in capo ai grandi creditori e debitori, quali i soggetti bancari e istituzionali di riferimento; Unicredit, San Paolo e Banca Intesa, Comune di Roma, Regione Lazio, Trenitalia e (guarda caso) il Governo centrale. E  non é da escludere che il dominus che é sempre stato assente, quale il Governo Renzi/Gentiloni, dopo che la Giunta Raggi con il fallimento di Atac avrà di fatto eroso il suo consenso politico, deciderà a svolgere il suo ruolo di mediatore istituzionale per “avocare a se” la vertenza, ripianando le asperità della procedura concordataria, aprendo i cordoni della borsa per imporre:
    A) un piano industriale lacrime e sangue;
    B) un ripiano delle risorse e relativi percorsi a marce forzate di restituzione del debito.
    Quindi il M5S come nel gioco dell’oca, per aver perso tanto tempo prezioso tra premi di “non” risultato ai dirigenti Atac e progetti futuristici per le funivie, rinunciando ad un reale ruolo politico  di discontinuità, consentirà il realizzarsi del disegno del PD, come nel primo tentativo di commissariamento con l’odg Senato-Camera, a prima firma dei Senatore Esposito (PD) e a Aracri (Forza Italia). Cioé, fare in modo che la vicenda Atac sia gestita e riportata, sotto l’egida del “suo” governo. Regalandogli la possibilità di poter rivendicare il salvataggio di Atac, del servizio del trasporto locale, delle sue maestranze e evidenziare, (questa volta a ragione), l’incapacità di governare della Raggi e del M5S. Questo è, oltre al rischio a cui sottopone lavoratori e cittadini, il rischio che la Giunta Raggi con il concordato avrà di fronte in caso di insuccesso. Un pesante boomerang politico che rappresenterebbe l’eterogenesi dei fini.
    Stefano Caroselli
    Coordinamento
    Comitato a Difesa dei Servizi Pubblici Locali

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