Un giro di blues

lupa solitariaCom’era prevedibile, la sindaca di Roma è stata infine rinviata a giudizio. Ma non per aver abusato dei suoi poteri, solo per aver detto una pietosa bugia. Con spiccato senso “politico” la procura romana non poteva non perseguire Virginia Raggi, dopo il grande impiccio delle nomine e delle revoche d’inizio estate, ma l’ha preservata dalle accuse più gravi, rimproverandole un solo mendace peccatuccio.

Meglio così. Ora potrà continuare il suo mandato e solo per come lo svolgerà dovrà risponderne politicamente alla città. Chi sperava (o temeva) che la magistratura avrebbe risolto la questione romana, dovrà ora rassegnarsi a far politica: sia nel sostenere l’amministrazione cinquestelle, sia nell’oppporsi al suo operato.

E così, dopo uno scadente giro di blues, si torna al punto di partenza. E cioè a tutti quei voti che hanno consegnato Roma a Virginia Raggi: per convinzione o dispetto, per merito o capriccio, per risentimento o disperazione. Quegli stessi voti che oggi, dopo un anno di amministrazione goffa e inconcludente, con una città stremata e spenta, cominciano a chiedersi dove andare a rifugiarsi.

Avrebbero bisogno di essere accolti e valorizzati, di essere riconosciuti nel loro desiderio di cambiamento, di trovare un approdo credibile ed efficace. Un’alternativa, insomma. Ai cinquestelle, al partito democratico, alle destre.

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