Protocollo d’intesa Roma Capitale/Fastweb: la salute dei cittadini subordinata agli interessi delle multinazionali

di Daniela Caramel

Con una semplice delibera di Giunta ( di cui si è avuta notizia solo tramite Facebook, a dimostrazione che un social network è diventato il canale comunicativo privilegiato e pressoché ufficiale della nuova Amministrazione Capitolina!)  sono stati gettati all’aria anni di studio, di lavoro, di impegno volti a tutelare la salute dei cittadini. Infatti, la firma del Protocollo d’intesa tra Roma Capitale e Fastweb per l’avvio della sperimentazione dei servizi 5G e Wi Fi, desta notevoli preoccupazioni per le conseguenze che l’implementazione delle infrastrutture per l’avvio della nuova tecnologia potrà avere in termini di inquinamento elettromagnetico e patologie conseguenti. 

Da anni Roma è stata considerata la più grande discarica europea di antenne: installazioni in ogni dove, in totale spregio del principio di precauzione stabilito dall’Unione Europea, ma anche una grande presa di coscienza collettiva sui rischi derivanti dalla prolungata esposizione ai campi elettromagnetici, considerati possibili cancerogeni dall’OMS. Per lunghi anni cittadini e comitati hanno lottato perché le Istituzioni si attivassero al fine di minimizzare tali rischi e le loro nefaste conseguenze, con il risultato che si era giunti, nel 2015, all’approvazione del Piano Regolatore per le antenne, che disciplinava sul territorio capitolino l’installazione degli impianti di telefonia mobile, stabiliva i criteri per la localizzazione e prevedeva sistemi di monitoraggio dell’inquinamento elettromagnetico volti a verificare il non superamento dei limiti di legge. Una vittoria dei cittadini, una scelta di civiltà, una speranza per la difesa della salute pubblica.

Tutto questo, in pochi minuti, è diventato carta straccia.

I toni trionfalistici con cui è stata data la notizia in conferenza stampa hanno evidenziato un interesse dell’Amministrazione solo ed esclusivamente alla possibilità di “fare business”, di fornire “servizi evoluti” anche per aspetti che dovrebbero apparire di secondaria importanza (sono stati citati intrattenimento e uso massivo del 3D). Non una parola sui rischi derivanti dall’applicazione delle nuove tecnologie, ormai ben noti alla gran parte del mondo scientifico (http://www.infoamica.it/appello-per-fermare-le-telecomunicazioni-5g/), non una parola sui pericoli derivanti dall’installazione del Wi-fi nelle scuole, oggetto di attenzione da parte di genitori e insegnanti di tutta Europa (  http://www.infoamica.it/appello-di-reykjavik-sulluso-delle-tecnologie-senza-fili-nelle-scuole/ e  http://www.orizzontescuola.it/allarme-wi-fi-nelle-scuole-insegnanti-e-studenti-rischio-parigi-disattiva-perch-fa-male/), non una parola neppure sull’applicazione del Principio di precauzione, sancito dall’Unione Europea.

Appare molto grave che la Giunta capitolina abbia siglato un accordo in cui non veniva prevista alcuna disposizione finalizzata a minimizzare l’esposizione dei cittadini ai campi elettromagnetici, soprattutto prima (e in totale spregio) dell’applicazione concreta del Piano Regolatore del 2015.

Appare altrettanto grave che la Giunta abbia inteso adeguarsi alle richieste della Commissione Europea senza la sperimentazione preliminare prescritta dalla Commissione stessa e senza considerare le indicazioni fornite Consiglio d’Europa (  http://www.applelettrosmog.it/file/documenti/documenti_parlamentari/risoluzione_parlamento_europeo_1815.pdf).

Così come appare inopportuno, se non addirittura un atto d’imperio, il fatto che su un tema così delicato, con implicazioni che impattano sulla salute delle persone, non si sia proceduto ad un esame più approfondito sotto l’aspetto medico/scientifico, né che si sia proceduto ad un dibattito in aula e/o in commissione. La firma di un accordo commerciale rientrerà pure nelle prerogative della Sindaca, ma evidenzia, alla resa dei conti, che, in nome del business, la salute dei cittadini può essere messa sotto le scarpe.

 

 

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