Fiera di Roma: interrogazione di Sinistra X Roma

Premesso che
Investimenti S.p.A. è la società che, tramite la controllata Fiera Roma S.r.l., gestisce il sistema fieristico, congressuale e di servizi per la commercializzazione a livello locale, nazionale ed internazionale di beni e servizi;
Roma Capitale partecipa direttamente al capitale societario con una quota di minoranza pari al 21,76%, insieme alla Regione Lazio (quota 9,800%), alla Camera di Commercio di Roma (quota 58,538%), a Sviluppo Lazio (quota 9,800 %) e ad altri partner;
la gestione da parte dei vertici della Fiera di Roma ha registrato, negli ultimi anni, un grave calo

in termini di fatturato ed un contemporaneo incremento dei debiti sia verso i fornitori (circa 15,8 milioni di Euro) che verso Unicredit (circa 210 milioni di Euro), a differenza del calo di pochi punti percentuali annui registrato dagli altri principali quartieri fieristici italiani;
di questo enorme mole di debiti, accumulati in anni di spese non compensate dalle giuste entrate, circa 180 milioni fanno capo alla holding Investimenti S.p.A., partecipata al 58,5% dalla Camera di Commercio di Roma, mentre un’altra trentina di milioni sono direttamente riconducibili alla società Fiera di Roma;
Atteso che
con l’approvazione della deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 10 del 9 agosto 2016 “Controdeduzioni alle osservazioni presentate avverso la variante urbanistica relativa al “Piano di Utilizzazione delle aree della Via Cristoforo Colombo da Porta Ardeatina a Via delle Tre Fontane – Ambito n 2 – Risistemazione della Fiera di Roma”, il valore economico derivante dalla cessione e riqualificazione dell’area dell’ex Fiera di Roma si è ridotto da 120 a 50 milioni determinando una situazione per cui si è di molto ridimensionata la possibilità di utilizzare la vendita degli ex padiglioni collocati sulla Via Cristoforo Colombo per saldare i debiti con l’Unicredit e con i fornitori;
il 28 agosto 2016 il C.d.A. di Investimenti ha chiesto ai soci di Fiera S.p.A., Camera di Commercio, Roma Capitale e Regione Lazio un aumento di capitale di almeno 15 milioni di Euro, di cui 9 sono stati già deliberati dalla Camera di Commercio, circa tre milioni sarebbero garantiti dalla Regione Lazio e circa 3 milioni resterebbero a carico di Roma Capitale;
l’Assemblea dei soci tenutasi il 3 novembre 2016, senza il socio Roma Capitale, ha deliberato per un aumento di circa 15 milioni di Euro di cui 3 milioni sarebbero stati garantiti dalla Regione Lazio;
allo stato attuale sono emersi diversi elementi che acuirebbero le preoccupazioni sul futuro della Fiera di Roma e sul rilancio della società che non può prescindere da un piano di risanamento, da un piano industriale consolidato e da un nuovo concordato con Unicredit per una sensibile rinegoziazione dei tassi di interesse dei mutui;
Considerato che
l’operato dei manager che in questi anni si sono avvicendati nella gestione di Fiera di Roma e di Investimenti S.p.A. impone un’attenta valutazione per chiarire sul come e perché si è giunti a questo punto, a partire dai licenziamenti illegittimi di 15 dipendenti, i quali ai sensi dell’ex art. 1 comma 40 della legge 28 giugno 2012, n. 92 cosiddetta legge Fornero, hanno proposto ricorso ai fini della reintegra del precedente lavoro;
le prime sentenze emesse hanno condannato Fiera di Roma a reintegrare i lavoratori illegittimamente licenziati, buona parte dei quali, ad oggi non sono stati riammessi al lavoro in ragione della ricezione di ulteriori lettere di licenziamento sottoscritte dal nuovo Amministratore Delegato;
Ravvisato che
la gravità della situazione aziendale non è in alcun caso imputabile ai pochi dipendenti che hanno come unica colpa quella di aver fatto il proprio dovere;
che i lavoratori non possono essere un alibi per nascondere altri problemi né il costo del lavoro può e deve essere usato per coprire altre mancanze e altri disastri rinvenibili per esempio nella mancata ricontrattazione del finanziamento aperto, circa 10 anni fa con le banche che sta producendo tassi di circa 22.000,00 Euro di oneri passivi al mese;
gli Enti controllanti (Camera di Commercio, Comune di Roma e Regione Lazio) sono rimasti sostanzialmente e formalmente inerti di fronte alla richiesta, dapprima da parte sindacale e, poi, da parte di Fiera stessa, di dare applicazione alla procedura di ricollocazione della legge n. 147/2013;
a più riprese Fiera ha annunciato altri tagli che andrebbero inevitabilmente a colpire anche gli altri lavoratori ancora in azienda;
la Regione Lazio con deliberazione n. 301 del 23 giugno 2015 ha subordinato l’approvazione del piano di ristrutturazione del gruppo Investimenti S.p.A. anche al mantenimento dei livelli occupazionali;
Rilevato che
il polo fieristico può rivestire un ruolo primario nello sviluppo dell’economia di Roma e del Lazio quale elemento di crescita di cui la Fiera di Roma può divenire un rilevante attore;
tutto ciò premesso
INTERROGA LA SINDACA E GLI ASSESSORI COMPETENTI
Per sapere
se, nell’ambito del piano di riorganizzazione delle partecipate, Roma Capitale intende mantenere le quote pari al 21,76%, detenute, in qualità di socio in Investimenti S.p.A.;
In caso di risposta affermativa in quale modo si intende procedere e con quale tempistica, per contribuire alla designazione di nuova governance del polo fieristico che punti ad un suo rilancio in considerazione del ruolo primario che può rivestire nello sviluppo dell’economia romana e regionale per la capacità attrattiva che Roma riveste quale Capitale del paese;
quali utili iniziative, in sinergia con gli altri soci detentori di quote azionarie, si intendono adottare nei confronti dei vertici di Fiera di Roma S.r.l. per scongiurare i licenziamenti e salvaguardare i lavoratori reintegrati dalle sentenze emesse dal Tribunale del lavoro di Roma.
F.to: Stefano Fassina