Stadio. Il "nuovo" progetto è tutto da approfondire. Necessario un passaggio in Aula

 
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di Bruno Ceccarelli
Dalle agenzie e dai giornali si apprendono novità circa l’accordo tra la soc . Eurnova  e la Sindaca Raggi riguardante il “nuovo progetto” che renderebbe possibile la Costruzione dello Stadio in località Tor di Valle. Il Comitato salviamo Tor di Valle dal cemento (di cui chi scrive è componente) ha avuto, sin dall’inizio, una posizione del tutto limpida e capace di aggregare,  sulle proprie posizioni, oltre che migliaia di cittadini, molte autorevoli personalità, importanti e numerose Associazioni di settore,  Nazionali e Romane.
Come è noto la posizione del Comitato, semplificando, è sempre stata: Dire Si allo Stadio significa dire No alla speculazione.
Va pure ricordato che per il Comitato il significato di speculazione non era soltanto dovuta   alla dissennata colata di cemento  che era stata concepita ma era interdipendente  da  una “disinvolta” interpretazione normativa, che portò alla approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina della  delibera 132 del 2014.
Dalle dichiarazioni della Sindaca: “Abbiamo sempre detto di essere favorevoli alla realizzazione dello STADIO ma nel rispetto della legge e per il bene della nostra città”   sembrerebbe che finalmente le regole siano state considerate e rispettate.
E tuttavia, pure nel  necessario approfondimento della qualità dell’accordo e dei preannunci circa:  le modifiche da apportare al progetto, la priorità circa la messa in sicurezza dell’area di Decima, il  rispetto dell’ambiente e del territorio (tutte questioni che dimostrano la giustezza delle nostre posizioni), rimangono questioni serie che andranno rigorosamente esaminate e che la Città dovrà conoscere.
Inutile nascondere che il nostro approccio cambia o almeno lo vorrebbe. Non più muro contro muro ma la ricerca di un terreno di confronto nelle quali almeno il rispetto delle regole sia per tutti il minimo comune denominatore.
Nel leggere i quotidiani di oggi (25 /02 ndr) dai quali si viene a conoscenza che gran parte della Assemblea Capitolina  in carica nel 2014 (poi travolta da Mafia capitale) fu finanziata elettoralmente dal costruttore Parnasi, di certo non depone facilmente ai fini di una attenuazione della  legittima necessità di  controllo sugli avvenimenti collegati alla vicenda Stadio.  Anzi la cosa sembrerebbe confermare il dubbio circa la nullità della deliberazione allora adottata e per la quale  la vicenda ha finito  per assumere una dimensione nazionale. Una nullità non solo derivante da una  interpretazione disinvolta delle normative e che metterebbe in serio imbarazzo Regione e Comune che sono stati i promotori della Conferenza dei Servizi  regionale.  Conferenza  che in teoria avrebbe dovuto chiudersi, con parere negativo, il prossimo 3 marzo. Oggi, invece  parrebbe che,  a seguito dell’accordo intercorso con il Comune, la  società  Eurnova del costruttore Luca Parnasi si accingerebbe a  chiedere  altri 30 giorni di sospensione – prolungamento della Conferenza dei Servizi medesima.
Inutile dire che la vicenda appare del tutto imbarazzante. Non solo dal punto di vista normativo: I tempi della Conferenza che si elasticizzano a piacimento e per interessi privati. Forse è utile, lo diremo in sede di Conferenza nella quale si è presenti nella qualità di uditori (una singolare cultura  dell’arretratezza normativa riguardo il diritto alla partecipazione democratica dei cittadini),  che si metta punto e si ricominci tutto daccapo.
Troppi i problemi da riesaminare, non solo alla luce del nuovo accordo e che presuppone almeno un passaggio in aula di Roma Capitale: ovvero una nuova delibera che renda chiari i nuovi contenuti progettuali e che riconfermi l’interesse pubblico.
Ne accenno alcuni:
Occorre verificare se le nuove   volumetrie preannunciate,  fatto salvo lo Stadio e le opere funzionali connesse (da valutare anche la località di Trigoria) sono entro la SUL prevista dal  PRG o vanno oltre.
Occorre valutare  di nuovo  l’impatto che il nuovo accordo determina sulle opere pubbliche previste (se sufficienti a garantire la funzionalità dello Stadio senza mettere a soqquadro il Quartiere limitrofo o se invece occorra migliore precisazione). Vicenda particolarmente delicata che chiama alla responsabilità il Comune di Roma  (anche a seguito del rilascio dell’interesse pubblico) e la Regione Lazio direttamente interessata per il  riordino e riclassificazione della  ferrovia Roma Lido, della  nuova stazione a Tor di Valle, dell’acquisto delle nuove vetture ferroviarie necessarie.
Occorre una seria considerazione circa il rispetto di norme e regole di valenza europea. Mi riferisco alle procedure per interventi sulle opere pubbliche, che dovrebbero essere effettuati a seguito di procedura ad evidenza pubblica (gare).
Va constatato se le opere pubbliche precedentemente indicate fossero solo un falso scopo (il permettere la costruzione dei grattacieli) o se invece fossero del tutto indispensabili. Mi riferisco in particolare ad opere per la viabilità e per i parcheggi.
Va seriamente riscontrato il “collegamento temporale”  tra la costruzione dello Stadio e la realizzazione delle opere pubbliche necessarie. Si tratta cioè di garantire, in ogni caso, che le opere pubbliche necessarie precedano l’aperura dello stadio Ad esempio ove occorressero (?) nuove vetture per la  ferrovia Roma – Ostia non credo che le stesse siano acquistabili dal pizzicagnolo vicino casa. Di certo passerebbe non poco tempo per metterle in esercizio. Si tratta di uscire definitivamente da una cattiva  cultura urbanistica romana che ha sempre rinviato  le infrastrutture e  realizzato interi nuovi quartieri dormitorio che  sono il risultato di periferie invivibili e di degrado.
Va evitato, come sembrerebbe, che il nuovo progetto dello Stadio e delle opere funzionali connesse, non sia armonizzato con la possibilità della realizzazione  di un parco Fluviale che dia respiro e utilità economico culturale all’ Ansa di Tor di Valle del fiume Tevere.
In questo ambito occorrerebbe introdurre la importante novità –economica e di bilancio – consistente nell’utilizzo di scopo (opere pubbliche), da parte del Comune, dei capitali provenienti da parte del privato (oneri per le spese di urbanizzazione necessarie e altro); permettendo al privato medesimo la partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica.
Deve, infine, poter essere assicurata la presenza, all’interno del Procedimento amministrativo per la formazione della nuova delibera, che dovrà essere adottata dall’Assemblea Capitolina (dopo un doveroso passaggio nei Municipi interessati), la partecipazione democratica della città. Noi pensiamo del Comitato, delle Associazioni e dei CdQ interessati.
Queste problematiche e certamente altre consigliano prudenza e discontinuità con il passato. Altrimenti la Città eterna non capirebbe. I cittadini non capirebbero il non proficuo uso che si determinerebbe in contrasto con la loro volontà di voto espressa.

Pubblicato su Jobnews.it il 26/2/2017