Emiliani: «Da romanista, quel progetto è tutto sbagliato»

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Rachele Gonnelli – il manifesto
«Premetto che sono romanista». Inizia così Vittorio Emiliani, che nelle sue molte vite, molte opere, molte cariche oggi conserva quella di presidente del «Comitato per la Bellezza». L’argomento – lo stadio della Roma – è inframezzato da aneddoti a non finire sulla città Eterna e divagazioni sulla sua storia. Ma così si riesce ad affrontare l’argomento al di fuori dallo psicodramma politico che si sta dipanando in Campidoglio.

Lo stadio della Roma è un bisogno della città?
Lo stadio Olimpico è nato per l’atletica e non va granché bene per il calcio. Lo stadio Flaminio non è restaurabile se non a costi elevatissimi. In altri Paesi come la Gran Bretagna gli stadi sono più piccoli e di proprietà delle società calcistiche. In Spagna sono usati anche come ipermercati del divertimento legati al calcio. In Italia solo la Juve a Torino si è fatta il suo stadio ma lì la Fiat anche tramite la Vinovo ha sempre usato i suoi terreni per pareggiare le poste di bilancio, quasi mai in pareggio in questo settore. A Roma non so se il modello possa funzionare, so che ci sono store specializzati in merchandising ma anche tante contraffazioni. Si sa che da noi c’è anche il vero falso napoletano. Il primo progetto di stadio risale a Dino Viola, ma l’area indicata alla Magliana, era sotto il livello del Tevere e poi non se ne fece nulla. Il nuovo progetto però ha almeno tre punti sbagliati.
Quali?
Prima cosa: un americano vero, diciamo dei miei tempi, avrebbe fatto anche la ferrovia. Va bene lo stadio della Roma ma James Pallotta non è Viola, è un presidente pro tempore, molto pro tempore, non ha la stessa affidabilità di investimento sulla città. Poi ci sono i due fratelli Parnasi, proprietari dei terreni a Tor di Valle, che di mestiere fanno i costruttori. Ma la città ha già nel Prg una dotazione di milioni di metri cubi largamente inutilizzati perché ci sono 185 mila alloggi sfitti o invenduti e, se non erro, parecchi metri quadrati di uffici pure vuoti. Inoltre non è previsto alcun interesse della città di estendersi lì verso la via del Mare, la quarta strada più mortale d’Italia.
Tor di Valle non va bene?
Ricordo quando l’ippodromo nel ’53 doveva essere inaugurato lì dall’epica sfida tra il nero Crevalcore e in biondo Tornese. Non si fece, l’impianto era allagato. E era assai più snello, le tribune non così grandi e pesanti.
Non c’erano le tre torri, quanto meno.

Il progetto B dello stadio, che ho visto, intaserebbe l’Ostiense e viale Marconi, zone già troppo dense di traffico. Una follia trasportistica. Ma soprattutto c’è il problema idrogeologico. Recentemente ho potuto parlarne con un ingegnere idraulico, mi ha detto, o meglio lo ha detto in pubblico, che quella zona non è solo molto difficile ma la più difficile non di Roma ma del mondo, per l’edificazione. Esiste un documento del Comune che parla per quell’area di regimazione del fosso del Vallerano, che è un affluente del Tevere, e scorre lì sotto. Roma è tutta percorsa da fiumi sotterranei, questo la mette a riparo dai terremoti ma pone altri problemi. Lo sa che c’è un fiume sotterraneo chiamato già dai Romani Euripus che scorre sotto corso Vittorio e Campo Marzio? Quando lavoravo al Messaggero si sentiva scorrere e i tipografi mi portarono delle trote bianche che avevano pescato nei sotterranei. Per questo le cantine del centro storico non sono bonificabili.
Non ci sono le tecniche oggi per bonificare Tor di Valle?
Soltanto le idrovore per convogliare le acque piovane dai parcheggi costano 9 milioni di euro, mica poco. Più le opere idrauliche ne costano altri 15-16 milioni. Il Comune potrebbe accollarsi questa spesa e solo dopo verifiche vedere cosa e come costruire a Tor di Valle. Magari solo un parco.
I costi, dunque, sarebbero troppo onerosi per le dissestate casse comunali?

Già il progetto A nella delibera della giunta Marino viene definito non sostenibile per le opere di urbanizzazione, si parla di squilibrio finanziario, se l’urbanizzazione costa 270 milioni e il contributo massimo dalla società di Pallotta è 50 milioni.
Però quel progetto non passò.

Sì, ma fa capire l’ordine di grandezza su cui si tratta.
L’assessore Berdini farebbe bene a respingerlo in blocco?
È la legge, mi pare, che gli impedisce di approvarlo. La legge 2017 del 2013 sui nuovi stadi prevede modalità nuove di finanziamento, Vuol dire non più finanziati dal pubblico erario.
 
Pubblicato su Il Manifesto del 9/2/2017