Bruno Amoroso. L’intruso se ne è andato.

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Salvatore Bonadonna
Nella notte del 20 Gennaio Bruno Amoroso è morto a Copenaghen. Se ne va un amico, un maestro, un compagno impegnato negli studi, nella formazione, nella promozione di solidarietà e cooperazione dal Vietnam all’America Latina, dalla Corea del Nord alla Cina e al Giappone.
Economista keynesiano e comunista eretico Bruno ha sostenuto l’intervento dello Stato nell’economia per garantire la piena occupazione e la guida dei processi economici, ha sostenuto l’importanza della gestione sociale dei Beni Comuni e la battaglia, su scala mondiale, contro la privatizzazione dell’acqua. Ci lascia un ultimo libro edito a Settembre, “Memorie di un Intruso”, in cui racconta la sua vita, ragiona sulle sue esperienze, sulla battaglia contro la globalizzazione finanziaria e la Unione Europea che, attraverso l’Euro e i Trattati, produce le politiche di austerità che cancellano i diritti, alimentano mostruose diseguaglianze, fanno dipendere la condizione di milioni di uomini dalla visione ordoliberista che guida la Germania e dal monetarismo della BCE che condiziona, vincola e ricatta la democrazia nei singoli Paesi.
Giovane “pioniere” della gioventù comunista, figlio di un immigrato abruzzese operaio e sindacalista della Manifattura Tabacchi e antifascista dalla clandestinità, Bruno viene invitato a non rinnovare la tessera del PCI perché non allineato. Si laurea in economia con Federico Caffè con cui stabilirà un rapporto di amicizia fraterna e di profonda consonanza di vedute. E’ attivo nei movimenti dell’autonomia negli anni ’70 ma, stretto tra la follia delle morti nelle piazze e la repressione incapace di vedere i motivi profondi della contestazione di massa, con il viatico del suo maestro, si trasferisce in Danimarca.
All’Università di Copenaghen e poi a quella di Roskilde ha insegnato economia ma, soprattutto, ha costruito un centro di formazione e iniziativa interdisciplinare ed interculturale capace di interagire con il pensiero e l’azione di liberazione e dignità in ogni parte del mondo. Sostenitore convinto della cooperazione con il mondo arabo e l’Africa, ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Forum Euromediterranéen des Instituts de Sciences Economiques e, per dieci anni, ha diretto il progetto Mediterraneo promosso dal CNEL oltre a far parte di tutte le reti e le iniziative di promozione di sviluppo solidale e autogestione.
Uomo schivo, animato da principi e sentimenti forti, generoso e rigoroso, lascia con i suoi libri e il suo insegnamento un patrimonio prezioso al quale attingere se si vuole lavorare a costruire un’alternativa a quella “barbarie trionfante” dello sfruttamento e delle guerre che travolge l’umanità e a cui lui oppone un netto “not in my name”.