Stadio/Business Park a Tor di Valle ridurre le cubature non basta

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Sinistra Roma 9
Sinistra x Roma non si accontenta di una riduzione delle cubature a Tor di Valle, la costruzione dello stadio non deve essere legata alla speculazione edilizia. Le torri a Tor di Valle servono solo a ricordare che i palazzinari hanno sempre “le mani sulla città”.

Appoggiamo il Comitato Difendiamo Tor di Valle dal Cemento che il 9 gennaio  ha presentato alla Regione Lazio la richiesta di Decadenza della Conferenza dei Servizi circa il Progetto detto Stadio della Roma a Tor di Valle, per il venir meno dei presupposti che ne avevano stabilito la sua indizione. 
Infatti, sia il dibattito precedente alla Conferenza, sia quello rappresentato dalle diverse Istituzioni presenti in Conferenza, sia infine per le posizioni che Roma Capitale è venuta assumendo circa le volumetrie previste e circa le opere pubbliche necessarie, appare con ogni evidenza che le prescrizioni-indicazioni di merito presenti nella Delibera dell’Assemblea capitolina n.132 del 22 dicembre 2014 sono venute meno.
Infatti la Delibera in parola, circa le opere pubbliche da realizzare, prevedeva che il mancato rispetto delle “su esposte condizioni necessarie, anche solo una di una, comporterà la decadenza ex tunc del pubblico interesse e dei presupposti per il rilascio degli atti di assenso di Roma Capitale e della Regione Lazio
Che la suddetta deliberazione prevedeva “ che tutte le opere elencate devono essere riportate nella convenzione urbanistica, il cui schema di convenzione dovrà essere approvato in sede di Conferenza dei servizi” Schema di convenzione mai scritto e approvato da Roma Capitale e che non è presente negli atti della Conferenza.
Il mancato rispetto delle prescrizioni: vedi la cancellazione (richiesta da più Enti) circa la realizzazione del “rametto” di metropolitana B (addirittura proposto in deroga alle norme), vedi la richiesta di cancellazione delle volumetrie riguardanti i grattacieli (opere che non hanno alcuna connessione funzionale con lo Stadio se non attraverso una interpretazione “molto disinvolta” dell’istituto (non previsto nella legislazione sugli stadi) del project financing interpretato non come progetto finanziario pluriennale ma addirittura come modalità immediata per il finanziamento di una opera che è e rimarrebbe privata – ne tantomeno, nel rispetto delle normative, sarebbero potute essere previste funzioni ammesse a compensazione economica. Vedi ancora la oggettiva impossibilità a garantire che il 50% dei fruitori dello Stadio potesse essere servito in modo collettivo e su ferro, anche allo scopo della conformità agli obiettivi del PTPG per contenere la crescita della mobilità individuale. Vedi infine i ritardi e gli impacci che sono presenti circa una politica trasportistica che rilanci in modo funzionale ed adeguato la Ferrovia Roma Lido e sia di assoluta trasparenza circa la capacità dei parcheggi necessari per le auto private e circa la loro realizzazione, programmazione e gestione secondo le prescrizioni di cui al CdS e dal Regolamento Viario Urbano del comune di Roma (febbraio 2005)
Il mancato rispetto delle prescrizioni azzoppa le possibilità di una apposita variante con l’indicazione di destinazione urbanistica “centralità a pianificazione definita” il cui schema avrebbe dovuto essere adottato da Roma Capitale, garantendo la destinazione vincolata dell’impianto sportivo, nonché il permanere dei profili per il rispetto dell’interesse pubblico (vedi atto di indizione della conferenza dei servizi in data 12 settembre 2016).
Una eventuale posizione (probabilmente contraddittoria) espressa dalla Conferenza con la quale, tenuto conto delle molteplici difficoltà alla approvazione del progetto medesimo, si sollecitassero le Istituzioni (Roma Capitale) alla rielaborazione progettuale e alla relativa necessità di Variante Urbanistica sarebbe, a parere degli scriventi, una interpretazione della normativa che esula dai limiti e competenze che la stessa impone alla Conferenza. 
Inoltre si coglie la circostanza per segnalare le perplessità, dello scrivente Comitato, circa il richiamo (presente nella nota di indizione della Conferenza) all’ art. 14 ter della L. 241/90 e sue successive integrazioni) che individua la “competenza regionale” circa l’indizione della Conferenza medesima. Tale competenza, per una serie di motivi, sarebbe individuabile dal fatto che Roma Capitale avrebbe dovuto approvare una Variante Urbanistica. Variante di cui non c’è traccia.
Infine Sinistra x Roma auspica che la sindaca Raggi e il M5S mantenga la promessa fatta in campagna elettorale, cioè quella di rimettere mano alla delibera di pubblica utilità. Se con fosse non riusciamo a comprendere la differenza tra questa e le precedenti amministrazioni.

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