Referendum sul lavoro: costruiamo i comitati per il SI

Michele Dau – Coordinatore cittadino Sinistra per Roma
La sentenza sull’ammissibilità dei referendum sulla gravissima condizione del mercato del lavoro è un capolavoro di astuzia sottile. La Consulta ora fa politica, in assenza del Parlamento e del Governo.

Fino a pochi mesi fa la politica era in mano al Presidente della Repubblica che faceva e disponeva come un sovrano assoluto, in spregio del Parlamento e della volontà democratica popolare.
Oggi gli interessi forti, interni e internazionali, si avvalgono della disponibilità, del servizio efficiente, di qualche giudice della Corte Costituzionale.
Il voto del 4 dicembre ha sancito, ancora una volta, il grande legame dei cittadini con la Costituzione della Repubblica, con la richiesta forte di dare piena attuazione alla prima parte, a quel progetto di società giusta e libera basato su una limpida e incisiva sintesi di diritti e di doveri di ogni cittadino della Repubblica.
La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, ovvero sul diritto/dovere di tutti ad offrire il proprio contributo per la crescita sociale ed economica. Solo un lavoro dignitoso e riconosciuto rende ciascuno noi parte della vita comune, ci emancipa dalla dipendenza assistenziale, ci può dare una condizione basilare di libertà.
I 3 referendum proposti dalla CGIL, e sostenuti da centinaia di migliaia di firme di lavoratori e cittadini, si propongono di riportare la questione del lavoro “al centro del villaggio”. Sappiamo bene che i referendum non risolvono i problemi aperti, ma sappiamo anche che sono indispensabili strumenti di democrazia, quando i governi sbagliano e i parlamenti sono in difficoltà.
Al momento potremo votare solo su due dei quesiti. Auspichiamo davvero che sul tema dell’articolo 18 si faccia ricorso ad ogni sede possibile di giustizia. L’obiettivo non è quello di difendere un totem, ma quello ben più importante di dire che la questione del licenziamento non può essere trattata in una condizione di sproporzione grave tra la debolezza del lavoratore e la forza del datore. La Costituzione tutela entrambi, ma soprattutto i più deboli, e suggerisce equilibri di giustizia più avanzati  fra gli interessi in gioco e, soprattutto, obbliga i governi ad operare per favorire in ogni modo la creazione di lavoro.
Altrimenti la parola passi liberamente ai cittadini che metteranno alla prova altre maggioranze e altri governi.