La verità dei lavoratori Almaviva

ALAMAVIVA
Tiziana Perrone*
La vertenza Almaviva, ormai una telenovela, certamente con un finale lontano dal “lieto fine”.
Vittime di un vero ricatto, i 1666 lavoratori e lavoratrici Almaviva son diventati ex lavoratori proprio alle porte del Natale. Dopo anni di sacrifici, di vita precaria fatta di ammortizzatori sociali, anni di battaglie per mantenere i propri diritti, ora ci siamo ritrovati davanti al più assurdo degli scenari.

Settantacinque giorni di trattativa per scongiurare 2511 licenziamenti, eh si, perchè la procedura avviata dall’azienda annunciava la chiusura delle sedi di Roma e di Napoli. Settantacinque giorni in cui l’azienda resta irremovibile: “voglio il taglio dei salari e il controllo della produttività del singolo lavoratore”, dove il sindacato ed i dipendenti Almaviva dicono: ” No, su questi punti non si tratta, abbiamo già dato tutto!”
Arriva poi, la mediazione di un governo fintamente interessato alle vite di questi 1666 persone, che offre 3 mesi, ed avete letto bene, 3 mesi e non 3 anni, di cassa integrazione, a patto che in questo breve periodo , azienda e sindacati trattino e trovino un accordo proprio su quei punti: taglio dei salari e verifica produttività del singolo lavoratore, pena il licenziamento immediato senza passare per una nuova apertura della procedura.
Assurdo!!!!!! Anni di lotte contro le gare al massimo ribasso, manifestazioni, iniziative nazionali che chiedevano una regolamentazione del settore su questo argomento…ed in tutta risposta il governo pensa bene di proporre una mediazione del genere?? E proprio attraverso al colosso Almaviva, permettendo la vanificazione di tutto il lavoro e le battaglie fatte fino ad oggi, creando a questo punto una gara al massimo ribasso praticamente “in casa”.
Roma ha detto NO a tutto questo, i lavoratori romani non sono disposti a cedere a questo ricatto! In conclusione il 22 dicembre la vicenda si chiude con un mancato accordo per la sede di Roma, mentre a Napoli si firma. Altra assurdità: permettere la divisione delle due sedi, nonostante la procedura coinvolgesse entrambe.
Ma la storia infinita non termina così. D’improvviso alcune sigle sindacali , cavalcando l’onda della disperazione di chi non ha più un lavoro, affermano che si può riprendere la trattativa e rientrare nell’accordo. Inizia così la corsa alla raccolta firme per consentire ai lavoratori romani di rientrare in quello che era stato firmato per la sede di Napoli. Lavoratori disperati gridano SI alla firma, la cgil indice un referendum per dare di nuovo voce ai 1666 ormai ex dipendenti Almaviva; il 27/12 il referendum vede 1065 votanti solamente, vince il si all’accordo con uno scarto di un centinaio di voti.
Forse per paura, o per ingeniutà , si ribalta quindi quello che era stato il mandato dei lavoratori fino al 22 dicembre!!
Ma è tardi, il Ministero dello sviluppo economico riconvoca l’azienda ed i sindacati, ma l’azienda dice.”no, le lettere di licenziamento sono state inviate, non si torna indietro”. Ormai Almaviva Roma chiude e di fatto abbiamo 1666 nuovi romani disoccupati.
Questo è il risultato di un ricatto fatto da una azienda e soprattutto da un governo che vuole portare lo stato dei lavoratori ad uno stato di quasi schiavitù, perdendo diritti e salario. Questo è il modello che si vorrebbe imporre al mondo del lavoro!!
E poi devi sentire ai telegiornali o leggere su varie testate giornalistiche che la responsabilità non è di un azienda che mette in strada i propri dipendenti, o di un governo che si disinteressa dei cittadini, ma delle RSU che non hanno firmato un accordo indecoroso! E’ vergognoso veder scaricata la colpa di tutto questo massacro sui rappresentanti sindacali aziendali, quando è evidente che i veri responsabili sono altri! Ma fa più comodo far passare questa verità che quella reale!
Nel frattempo però abbiamo aziende, come ad esempio proprio La nostra cara Almaviva che licenzia un intera sede italiana e poi investe qualcosa tipo 6milioni di euro per la sua sede brasiliana, e nessuno ne fa riferimento o nessuno, o quasi nessuno se ne scandalizza!
Ma è ora di dire basta…non abbiamo più niente da cedere ormai…però abbiamo molto per cui lottare e questa non deve essere la fine , ma solo l’inizio, l’inizio di una vera lotta dove deve tornare al centro dell’attenzione non solo il lavoro ma anche il lavoratore ed i suoi diritti!!

*Lavoratrice Almaviva 

Almaviva: intervenga il Governo